sabato 25 giugno 2011

DIARIO DI VIAGGIO. Siena.


 
C'era una volta una città che viveva dei suoi cavalli. Della sua corsa di cavalli, meglio. Dieci mesi di anno contradaiolo, non un giorno di riposo. Se non sei un senese nato e cresciuto nella città non puoi capire la tradizione che lega ogni giorno, ogni fatto, ogni piccolo gesto, quindi non sforzatevi nemmeno. Si dice che, tu sia nuovo cittadino o sia turista di passaggio, il luogo dove dormirai a Siena la prima notte ti segnerà, albergo casa o sotto un ponte quella sarà la tua contrada di appartenenza. Diciassette sono le contrade, dieci i mesi dell'anno contradaiolo. Per ogni contrada si contano il capitano e varie figure al seguito, la chiesa il circolo la stalla, tutto ufficiosamente consacrato e istituzionalizzato, per carità. Da ragazzo ti alleni e diventi sbandieratore o tamburino, non scappi, organizzi giochi-senza-frontiere per la festa della tua contrada, la mattina alle otto di un giorno di metà giugno con già ventotto gradi ti trovi a girare per le vie della città con il tuo tamburo vestito e coperto da strati e strati di velluto. Diventi grande e fai parte del consiglio di contrada, e diventi più importante del sindaco stesso. Poi arriva il caldo e con lui si avvicina. Il palio. I pali. Luglio e agosto, ognuno con le sue regolamentazioni e le sua tradizioni. Il tufo viene steso in piazza. I cavalli allevati arrivano in città vengono visitati fanno le prove passano le selezioni vengono assegnati. I fantini a Siena stanno come i calciatori in Italia e i toreri in Spagna. Due giorni prima si ha il cavallo e il fantino. Cominciano le danze. Cavalli venerati come madonne e protetti come gioielli della corona reale. Iniziano scommesse non autorizzate guerre tra contrade non autorizzate. Il cavallo entra in duomo con le bandiere e le autorità, arriva in piazza dove medici e carabineiri e e e. Tutti ai propri posti, città blindata, il palio abbia inizio. Si aspetta la giusta partenza e poi tre giri da settantacinque secondi l'uno. Tre giri. Ferri sul tufo che scandiscono il ritmo dei respiri. C'è chi perde con tutte le aspettative c'è chi vince con sorpresa. Che la festa abbia inizio. Si avrà la nuova contrada neonata ultima vincitrice e la contrada vecchia che non vince il palio da anni. Calici e posaterie d'argento in piazza per la festa ufficiale. Tutti si complimentano brindano girano orgogliosi per le piccole vie di Siena. La notizia fa notizia nel raggio di cinquecentokilometri. Passano i giorni e Siena si prepara al nuovo anno. La Vita del cittadino senese è scandita così, e guai se non lo fosse. È natura è anima è respiro.
C'era una volta una città che era anche la Piazza del Campo a conchiglia dove giovani con qualche birra di troppo si divertivano a far rotolare le bottiglie sfruttando le pendenze, che era il Duomo con il suo pavimento bianco nero che inganna, che era il Buono e il Cattivo Governo dipinto dal Lorenzetti, che era la sua Monte dei Paschi che dava lavoro all'ottanta per cento dei cittadini. Ma Siena è prima di tutto il suo Palio, e non c'è nulla da capire. È magico così.



 


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