martedì 30 agosto 2011

levante family.

C'è un posto in Sardegna che è casa. C'è un posto in Sardegna che è famiglia. Il Levante riempe i polmoni di aria ossigeno ed energia. È una ricarica. Dove le ore di riposo sono inversamente proporzionali alla carica che ti regala. Non c'è niente da fare. È così. Qui si viene d'estate qui si va in barca a vela qui ci si fanno i lividi, è un centro nautico in fin dei conti. Qui si fa aperitivo col tramonto e il rumore del mare si vedono passare persone e storie. Da sabato a sabato. Ci si costruisce il proprio ruolo si legano relazioni temporanee baci occasionali amicizie estemporanee. Ci si studia ci si incontra. Si insegna si impara. A ritmo di virate strambate traballanti scuffie imperanti. C'è chi passa chi si ferma chi è famiglia chi è qui e basta. C'è il Patu tenebroso c'è la Luci la maestra c'è la cambu che di tutti sa la maggi di qua e di la il rasta dal cuore tenero Ennio il surfista genovese il toro il bello il francese e la francese il cuoco che una parola buona per tutti ha la vecchia guardia del presidente e vice il felappo e la tortellina. E gli istruttorini che son bravi e fanno wake e fanno festa al pollo e il gabbiano e il biondo e la bionda e il piotre e il perizoma di paolino e il michi e capitan barbossa e nederlands family. E gli assenti alla riunione del mattino e il pic nic nautico del giovedi e i timoni affondati nel pozzo e la mamma del patu che rattoppa le vele. Una manciata di teenagers a tavola mangia quei quattro piatti di pasta cada uno c'è il nerd la bella il furbo il figlio di papà. Guardie e ladri e regate di barchette nelle giornate di maestrale difficile. Ne passano tanti, tanti davvero di ragazzi, poi arrivano quelli un po' più grandi e lì scopri che al levante li troviamo con il lanternino, come dice qualcuno, davvero. Chi sente l'insalata gridare chi beve caffè ad ogni ora chi canta in laser per tenersi compagnia chi fa sopravvivenza con due nodi di vento chi è bravo chi un po' meno chi chi chi. Il pane carasau e l'uomo pila e la doccia in spiaggia e la spiaggia bagnata e il pontile e il body tequila e la comandata e il non voglio alzarmi alle sette e mezza e il mekong e il gatto e il gatto e il topo e l'anatra fiocco. La coluccia i delfini che entrano a giugno e a settembre, liscia e il pollo. Chi mangia lo yoghurt e chi lo beve chi lecca la linguetta chi no chi la pulisce con il cucchiaino chi porta le ciabatte chi le porta in mano chi non le porta. Chi racconta storie improbabili di naviganti dispersi chi crea nuove storie chi storie ancora non ne ha.
C'è chi torna e chi non torna. Semplice. Io sono al quinto.
E poi c'è il maestrale, che sempre entra regolare. E il mirto. E gli arrivi in lasco spiaggiati con il kat e cazzo abbiamo rotto due fiocchi una randa due timoni e disalberato un easy. Domani è un altro giorno. Le uscite in flottiglia chi va a scogli chi sulle derive prende residenza.
Qui le storie si incrociano si raccontano si sfilano si intrecciano. Ci si tinge i capelli di blu ci si traveste ci si spalma la crema. E intanto si fanno nodi. A colazione ci si racconta del mirto della sera prima a pranzo si conta l'ultimo livido a cena si raccontano le avventure giornaliere. E il tabu e la spiaggia di mattina di pomeriggio di sera di notte. Chi disalbera presentando l'esercizio del trapezio chi festeggia il compleanno ogni anno e radioline in regalo chi suona la chitarra chi fuma una sigaretta dietro l'altra chi si riposa sulle amache chi ci si abbraccia chi ci dorme perché non arriva alla tenda chi le rompe e chi le ripara.
È famiglia. È casa. Arrivi cancelli i pensieri cancelli i ricordi. E vivi. Occupi la testa riempendola di mare vento e storie. Passano le ore passano i giorni e quando torni niente è scontato niente è convenzionale niente è abitudine. Ve l'ho detto, è ricarica. Arrivi stacchi e riparti. Un altro mondo un'altra realtà. Dove le regole le tue regole non esistono. Persone buone passano per questo posto persone speciali e meno speciali ma sempre vite e storie dalle quali imparare.
Si respira bene. Qui.
Chiudi gli occhi. Lo senti il vento cantare?











venerdì 1 luglio 2011




F u t u r a a s s e n z a g i u s t i f i c a t a .
M i r i p r e n d o l a v i t a .
S a r d i n i a .






giovedì 30 giugno 2011

Il discorso intimo più lungo e profondo che mi abbia mai fatto.


Quando ho incontrato Giovanni ho pensato di aver sbagliato fratello: era lui quello giusto per me.

Giovanni stava mescolando il risotto con la mano buona, quando siamo entrati in cucina. Sul ripiano di marmo grigio accanto ai fornelli, aveva appoggiato un grande bicchiere di cristallo, con dentro tre dita di vino rosso.
Mi ha guardata e ha detto: “Il barolo non vale, eh? Da quando ho visto Ore felici mi sento in colpa ogni volta che bevo un goccio fuori pasto”.
Pietro ha sghignazzato: “É la specialità di Eugenia far sentire in colpa gli altri”.
E Giovanni, sorridendo: “Te l'ha detto, Pietro, che lui non ha l'inconscio?”.
Me l'aveva detto.
Pietro è cosi sicuro di sé, o finge di esserlo, da sostenere di conoscersi alla perfezione e di essere perfettamente consapevole di ogni proprio desiderio o pulsione. In definitiva, di non avere l'inconscio.
Quella volta però ha mostrato un'insolita sensibilità, o insicurezza. Quando siamo saliti in camera mi ha detto: “Ah, senti. Una cosa: non tradirmi mai. É la sola cosa che ti chiedo”.
Il discorso intimo più lungo e profondo che mi abbia mai fatto.
In effetti, il primo pensiero che ho fatto quando ho visto Giovanni non gli sarebbe piaciuto. É stato: “Come sarà fare l'amore con uno senza un braccio?”.
Da allora mi sono impegnata a far fidanzare Giovanni con Adriana, ma i due non si piacciono. Forse si somigliano troppo, così pazienti ed equilibrati. Sono diventati amici, ma niente di più. Adriana ama i bellimbusti: maschi belli, giovani e un po' figli di puttana. Tipi con i quali non si fidanzerebbe mai. Dopo vent'anni che la conosco, ho capito che s'innamora di uomini improbabili perché in fondo preferisce star sola e non ha voglia di impegnarsi.
“Tu Adriana, sei una nuvola” le ha detto Giovanni un giorno. “Eugenia invece è una montagna, un vulcano attivo.”
“ Sì, Pietro è un iceberg, tu un salice piangente e il mio produttore un porco” l'ho buttata in vacca io.

L'infatuazione per Giovanni è durata due ore. Non potrei mai stare con uno come lui: troppo sensibile, troppo femminile. Mi ispirerebbe sentimenti sadici, lo farei a pezzi. E non sarebbe gentile: già gli manca un braccio. 
 
Per fortuna sto con suo fratello, la colonna di pietra.


Daria Bignardi, Un karma pesante.

 

mercoledì 29 giugno 2011



Sul retro del supermercato
tra le erbacce del parcheggio,
fiori color porpora

- Jack Kerouac


lunedì 27 giugno 2011

Oggi niente filosofia ma cadaveri squisiti.




Rincuorante è trovare addirittura siti web che attuano le tue visioni giornaliere i tuoi passatempi preferiti per perdere tempo i tuoi giochi mentali di ricomposizione del mondo, in questo caso di ricomposizione di outfit. Notare con piacevolezza rassicurante che qualcuno come te si diverte con poco. Non sono sola.
Parole chiave di catalogazione dell'intervento: divertirsi con poco – manie personali – la mia mente oggi non ha voglia di pensare e spazia in cose dalla leggerezza e inutilità svolazzanti – oggi niente filosofia. 


Più che stile casual… casuale.
The Sartorialtwist è un generatore casuale di immagini che ruba dal più celebre blog di streetstyle per ricomporre – a pezzi, tipo il giochino surrealista del cadavere squisito – mostri di stile, a volte però indiscutibilmente più interessanti degli originali (e della loro somma).
E puoi giocare pure a riconoscere “i pezzi”.
(fonte www.frizzifrizzi.it 27 giugno 2011 )



domenica 26 giugno 2011




Una donna di carattere, non avrà mai un bel carattere.

- George Houston



sabato 25 giugno 2011

DIARIO DI VIAGGIO. Siena.


 
C'era una volta una città che viveva dei suoi cavalli. Della sua corsa di cavalli, meglio. Dieci mesi di anno contradaiolo, non un giorno di riposo. Se non sei un senese nato e cresciuto nella città non puoi capire la tradizione che lega ogni giorno, ogni fatto, ogni piccolo gesto, quindi non sforzatevi nemmeno. Si dice che, tu sia nuovo cittadino o sia turista di passaggio, il luogo dove dormirai a Siena la prima notte ti segnerà, albergo casa o sotto un ponte quella sarà la tua contrada di appartenenza. Diciassette sono le contrade, dieci i mesi dell'anno contradaiolo. Per ogni contrada si contano il capitano e varie figure al seguito, la chiesa il circolo la stalla, tutto ufficiosamente consacrato e istituzionalizzato, per carità. Da ragazzo ti alleni e diventi sbandieratore o tamburino, non scappi, organizzi giochi-senza-frontiere per la festa della tua contrada, la mattina alle otto di un giorno di metà giugno con già ventotto gradi ti trovi a girare per le vie della città con il tuo tamburo vestito e coperto da strati e strati di velluto. Diventi grande e fai parte del consiglio di contrada, e diventi più importante del sindaco stesso. Poi arriva il caldo e con lui si avvicina. Il palio. I pali. Luglio e agosto, ognuno con le sue regolamentazioni e le sua tradizioni. Il tufo viene steso in piazza. I cavalli allevati arrivano in città vengono visitati fanno le prove passano le selezioni vengono assegnati. I fantini a Siena stanno come i calciatori in Italia e i toreri in Spagna. Due giorni prima si ha il cavallo e il fantino. Cominciano le danze. Cavalli venerati come madonne e protetti come gioielli della corona reale. Iniziano scommesse non autorizzate guerre tra contrade non autorizzate. Il cavallo entra in duomo con le bandiere e le autorità, arriva in piazza dove medici e carabineiri e e e. Tutti ai propri posti, città blindata, il palio abbia inizio. Si aspetta la giusta partenza e poi tre giri da settantacinque secondi l'uno. Tre giri. Ferri sul tufo che scandiscono il ritmo dei respiri. C'è chi perde con tutte le aspettative c'è chi vince con sorpresa. Che la festa abbia inizio. Si avrà la nuova contrada neonata ultima vincitrice e la contrada vecchia che non vince il palio da anni. Calici e posaterie d'argento in piazza per la festa ufficiale. Tutti si complimentano brindano girano orgogliosi per le piccole vie di Siena. La notizia fa notizia nel raggio di cinquecentokilometri. Passano i giorni e Siena si prepara al nuovo anno. La Vita del cittadino senese è scandita così, e guai se non lo fosse. È natura è anima è respiro.
C'era una volta una città che era anche la Piazza del Campo a conchiglia dove giovani con qualche birra di troppo si divertivano a far rotolare le bottiglie sfruttando le pendenze, che era il Duomo con il suo pavimento bianco nero che inganna, che era il Buono e il Cattivo Governo dipinto dal Lorenzetti, che era la sua Monte dei Paschi che dava lavoro all'ottanta per cento dei cittadini. Ma Siena è prima di tutto il suo Palio, e non c'è nulla da capire. È magico così.