domenica 6 maggio 2012

Qual è la tua Itaca?



“Sempre devi avere in mente Itaca
 raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto non affrettare il viaggio
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca” 


(Kostantin Kavafis)


giovedì 3 maggio 2012

mercoledì 2 maggio 2012

Il libro in borsa.


  

"Dai un appuntamento ad una ragazza che legge. Dai un appuntamento ad una ragazza che spende il suo denaro in libri anziché in vestiti. Lei ha problemi di spazio nell’armadio perché ha troppi libri. Dai un appuntamento ad una ragazza che ha una lista di libri che vuole leggere, che ha la tessera della biblioteca da quando aveva dodici anni.
 Trova una ragazza che legge. Saprai che lo fa perché avrà sempre un libro ancora da leggere nella sua borsa. E’ quella che guarda amorevolmente sugli scaffali di una libreria, quella che tranquillamente emette un gridolino quando trova il libro che vuole. La vedi odorare stranamente le pagine di un vecchio libro in un negozio di libri di seconda mano? Questo è il lettore. Non può resistere dall’odorare le pagine, specialmente quando sono gialle.
 Lei è la ragazza che legge mentre aspetta in quel caffè sulla strada. Se dai una sbirciatina alla sua tazza, la sua panna non proprio fresca galleggia in superficie perché lei è già assorta. Persa nel mondo dell’autore. Siediti. Potrebbe darti un’occhiataccia, poichè la maggior parte delle ragazze che leggono non amano essere interrotte. Chiedile se le piace il libro.
 Offrile un’altra tazza di caffè.
 Falle sapere ciò che tu davvero pensi di Murakami. Vedi se sta leggendo il primo capitolo di Fellowship. Cerca di capire che se dice che ha compreso l’Ulisse di Joyce, lo sta solo dicendo perché suona intelligente. Chiedile se ama Alice o se vorrebbe essere Alice.
 E’ semplice dare un appuntamento ad una ragazza che legge. Regalale libri per il suo compleanno, per Natale e gli anniversari. Falle il dono delle parole, in poesia, in musica. Regalale Neruda, Pound, Sexton, Cummings. Falle sapere che tu comprendi che le parole sono amore.
 Capisci che lei sa la differenza che c’è fra i libri e la realtà ma che per dio, lei sta cercando di rendere la sua vita un poco simile al suo libro preferito. Se lo fa, non sarà mai colpa tua.
 Ha bisogno di essere stuzzicata in qualche modo.
 Mentile. Se comprende la sintassi, capirà che hai la necessità di mentirle. Oltre le parole, ci sono altre cose: motivazione, valore, sfumature, dialogo. Non sarà la fine del mondo.
 Deludila. Perchè una ragazza che legge sa che il fallimento conduce sempre al culmine. Perché le ragazze come lei sanno che tutto è destinato a finire. Che tu puoi sempre scrivere un seguito. Che puoi iniziare ancora e ancora ed essere nuovamente l’eroe.
 Che nella vita si possono incontrare una o più persone negative. 
Perché essere spaventati da tutto ciò che tu non sei? Le ragazze che leggono comprendono che le persone, come i caratteri, si evolvono.
 Se trovi una ragazza che legge, tienitela stretta. Quando la trovi alle due di notte stringere un libro al petto e piangere, falle una tazza di the e abbracciala. Potresti perderla per un paio d’ore ma tornerà sempre da te. Lei parla come se i personaggi del libro fossero reali perché, per un po’, lo sono sempre.
 Chiedile la mano su una mongolfiera. O durante un concerto rock. O molto casualmente la prossima volta che lei sarà malata. Mentre vi guardate su Skype. 
Le sorriderai apertamente e ti domanderai perché il tuo cuore ancora non si sia infiammato ed esploso nel petto. Scriverete la storia delle vostre vite, avrete bambini con strani nomi (ma anche Andrea ed Irene andrà bene...) e gusti persino più bizzarri. Lei insegnerà ai bimbi ad amare Il Gatto e il Cappello Matto e Aslan, forse nello stesso giorno. Camminerete insieme attraverso gli inverni della vostra vecchiaia e lei reciterà Keats sottovoce , mentre tu scrollerai la neve dai tuoi stivali. 
Dai un appuntamento ad una ragazza che legge perché te lo meriti. Ti meriti una ragazza che possa darti la più variopinta vita immaginabile. Se tu puoi solo darle monotonia, e ore stantie e proposte a metà, allora è meglio tu stia da solo. Se vuoi il mondo e i mondi oltre ad esso, dai un appuntamento ad una ragazza che legge.


O, ancora meglio, dai un appuntamento ad una ragazza che scrive.


(Rosemarie Urquico)


domenica 29 aprile 2012


(Umberto Boccioni, La città che sale, 1910)



Tutta quella città.. non se ne vedeva la fine..
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine? 
In quella sterminata città c'era tutto.. ma non c'era la fine.

(Alessandro Baricco, Novecento)


  

domenica 22 aprile 2012

Una vacanza dalla vita.


 
Ci sono cose che non si dovrebbero fare. Ci sono film che non si dovrebbero vedere in seconda serata mentre accarezzi i capelli della tua amica e mangi il cioccolato dell’uovo di Pasqua avanzato da sua figlia perché preferisce la frutta. Letter to Juliet non è proprio un film da premio Oscar ecco, ma c’è la tua Verona ripresa anche dagli occhi della tua amica che “gioca” a fare la filosofa-regista, c’è una bionda che nonostante Hollywood ha le bracciozze e scrive, almeno nel film, storie di persone e di incontri. Poi c’è il lui abbastanza biondo abbastanza banale e abbastanza antipatico per non avere un cavallo bianco, ma una Lancia, le vigne toscane e le regole dell’amore che non esistono. Ecco, abbastanza ovvio, ma c’è tutto. Crisi. L’ovvietà è però caricata dal quel potere di riuscire a toglierti per quell’ora e trentasette minuti dalla tua vita, inserendola bruscamente in anni passati, in ordine, nel futuro, nei sogni, nei pensieri sbagliati che non si dovrebbero fare mai.
E poi, ci sono i libri, e qui è tutta un’altra storia. Cioè, è la stessa, ma in scala di potenza dieci. Che si divorano in un lasso temporale che non ha lancette e ti tengono stretti a sé come la più morbosa delle relazioni. Perché ti scaraventano, e scaraventare qui è termine azzeccato, in una dimensione che non ha niente a che fare con il parallelo, ma, più precisamente, con uno specchio della vita che, guarda caso, è la tua. È una storia di ricomposizioni. Qualcosa che assomiglia al collage e poco a scrivere il tuo libro. Scrivere un libro o la storia della tua vita, se mai avessi la voglia o necessità di farlo, è qualcosa che ha che fare con il termine “difficilissimo” e “impresa titanica”. E allora in ogni libro che leggi trovi delle frasi che ti si rispecchiano dentro, le prendi, le citi e le tieni lì, dentro al tuo cuore, le leghi a tutte le altre e ricomponi i pezzi della tua vita. Ri-scrivere la tua vita attraverso le parole di altri è qualcosa che avviene, però, a tua insaputa. Perché, dicevamo, i libri hanno questo potere di scaraventarti in ambiente altro che non è il letto in cui leggi la domenica mattina, non è il sedile del treno che ti porta da un’anima all’altra, non è l’autobus che ti porta da un’istante quotidiano all’altro. Una sensazione che ti stordisce quando chiudi l’ultima pagina e torni ad ascoltare le tue lievi banalità che mormorano nella notte. Un po’ come andare in vacanza. Ma è una cosa che non si dovrebbe fare, forse, prendersi una vacanza dalla vita. Io lo faccio fin troppo spesso, però.



È ora che lei torni a casa a dormire.
Cosa c’entra che ora è, sono mica una bambina.
Non è questione di ore, è una questione di luce.
Che cavolo dice?
È la luce giusta per tornare a casa, è fatta apposta per quello.
La luce?
Non c’è luce migliore per sentirsi puliti. Andiamo.

(Alessandro Baricco, Tre volte all’alba)

mercoledì 18 aprile 2012

 
È una storia di storie sbagliate.

" Notte diversa per gente normale
notte comune per gente speciale
cos'altro ti serve da queste vite
ora che il cielo al centro le ha colpite
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite".
 
Fabrizio de Andrè

Il sonno della ragione genera mostri (Francisco Goya)

L'alba dissolve i mostri.