sabato 20 ottobre 2012

FANZINE SI RIFÀ IL TRUCCO. NUOVO MAKE-UP E NUOVO INDIRIZZO: FANZINE DI BORDO



Si si ok, avevo detto che sparivo per un po', o almeno, cercavo di staccarmi dalla bitorzoluta mente che mi ritrovo. Ma oggi va un po' così tutto nero, tutto negativo. Non mi sento abbastanza intraprendente, non ho delle idee abbastanza luminose, non sono abbastanza veloce né abbastanza paziente, non sono abbastanza magra né alta. Mi piace fare la zia e scappare in barca, ma anche perdermi tra mostre e pagine dei libri. Troppe cose, troppo caos, non abbastanza tempo per fare tutto e quindi rischiare di farlo male. Tutte nero oggi, ve l'ho detto. È tutto un abbastanza, è una vita da eterna seconda la mia. Ordunque che fare? Il protocollo è sempre lo stesso: shopping is cheaper than a psichiatrist! Il tipico shopping inutile da nuovi rossetti. Da parte le complessità post-adolesceziali, largo ad un nuovo make-up. Letterario però, le labbra rosse dovranno aspettare ancora. Per questa cosa che ufficialmente si chiama blog, ma che in realtà assomiglia più ad un diario di bordo, s'intende. Venghino venghino signori ordunque da oggi al nuovo indirizzo.


Faccia nuova, vita vecchia. In attesa di una scombussolata anche per questa seconda.
Nel frattempo, mangio biscotti.

A voi il nuovo FANZINE DI BORDO.
Vostra, rubia.



giovedì 18 ottobre 2012

Le nostre impronte non sbiadiscono dalle vite che tocchiamo





Ce l'hai anche tu quella strana sensazione addosso? Quella musica che suona nelle orecchie?
S'era capito, d'altronde. È come l'estate che finisce. Sempre, quella stronza. E fa spazio all'inverno. Fa freddo, si gela anche il lago di Central Park. Dove andranno poi quelle maledette anatre?
Il corpo è un fottutissimo bugiardo. Ci inganna, ci trasporta, e ci riempe di bugie.
Fino a quando tutto crolla, il corpo rimane legato al tempo, la mente all'infinito. E nel profondo, sappiamo, che il corpo poi fallisce sempre. Ma c'è una cosa, badate, da tenere bene a mente.
Le nostre impronte non sbiadiscono dalle vite che tocchiamo.
I nostri respiri tra i capelli verranno a trovarci nei sogni.

Questa cosa del diventare adulti, in verità non mi entusiasma. Nemmeno questo tirare le fila.
Perdo spontaneità gratuita e guadagno irriverenze troppo costose. Ma ora arriva l'inverno.
Ed il silenzio, dopo tutto, è una bella sensazione. Mi apro alla chiusura. Mi creo con il superfluo.
Devo, solo, difendermi. Dal mondo. What we think, we become, diceva il Buddha.
È il momento. Di ricamare la vita.


  


martedì 16 ottobre 2012

COLTIVATE LE SFUMATURE, TOLLERATE L'IMPERFEZIONE, MODIFICATE GLI OBIETTIVI


CARI RAGAZZI, DOVETE SOGNARE
OTTO CONSIGLI PER IL FUTURO

di Beppe Severgnini


Corriere della sera
16 ottobre 2012





Ve lo prometto: eviterò i sermoni e l'autobiografia. Insieme alla bici da corsa, alla cucina gourmet e allo spettacolo delle ragazze d'estate costituiscono le tentazioni di chi ha i capelli metallizzati, radi o assenti. Troverete, nelle prossime pagine, solo pochi ricordi: se li ho utilizzati è per aiutare chi legge, non per consolare chi scrive. E nessun paternalismo, spero. Noi siamo la generazione cui ancora rubavano l'autoradio: il rischio esiste. Sulla gente che offre buoni consigli quando non può più dare cattivi esempi, tuttavia, sono state scritte memorabili canzoni. L'esperienza è un antipasto preparato da qualcun altro. Si può assaggiare o rifiutare, e in ogni caso non bisogna consumarne troppo.
Il libro che state per leggere non è riservato ai laureati, ai ventenni o ai giovani: categoria vasta, generica e insidiosa. Anche se è nato nelle università - come spiegherò alla fine - Italiani di domani è destinato a chi vuole provare a ragionare sul proprio futuro, e magari a cambiarlo. Se vogliamo riprogrammare noi stessi e il nostro Paese - brutto verbo, bel proposito - dobbiamo continuare a provarci, anche quand'è finito il tempo epico della gioventù.
Nelle prossime pagine troverete otto passaggi; se preferite, otto chiavi per il futuro. Ognuno contiene altrettante sottopassaggi. Otto è un numero sensuale e simmetrico: non piace solo ai cinesi, che di queste cose se ne intendono. Sono le otto T del tempo che viene: prendetele o scartatele, tutte o in parte. Se le scartate, però, pensate perché lo fate. È comunque un buon esercizio.
1 TALENTO - Siate brutali 
La ricerca del proprio talento non è soltanto una forma di convenienza e un precetto evangelico: è una prova di buon senso. Scoprire ciò che siamo portati a fare - qual è la nostra attitudine o predisposizione - richiede tempo; e non risolve i nostri problemi di lavoro, realizzazione personale o inserimento sociale. Però aiuta. 
Se il vostro talento corrisponde alla vostra passione, tanto meglio. Se così non fosse, siate onesti - anzi, spietati - con voi stessi. Ricordo quanto mi piacesse giocare a calcio, da ragazzo. Correvo, contrastavo, crossavo, rientravo. Purtroppo, non possedevo la combinazione di intuizione, fantasia e tecnica che vedevo in alcuni avversari e compagni di squadra. Riconoscevo intorno a me il talento, ed ero abbastanza onesto - o non così sciocco - da ammetterlo: potevo mettere in campo solo la mia buona volontà, e non bastava. Sui giornali, oggi, leggo colleghi che scrivono come io calciavo al volo di sinistro. Ma non hanno avuto la capacità di capirlo, o la forza di ammetterlo.

2 TENACIA - Siate pazienti 
L'invito alla pazienza è fuori moda, lo so. Chiamatela tenacia, allora. È l'abilità di identificare un obiettivo e inseguirlo. È la capacità di tener duro. È l'abitudine alla fatica. È la forza di sopportare un capo insopportabile. È la calma con cui si cercano i risultati, sapendo che occorre seminare per raccogliere. E non basta: occorre conoscere semente e terreno. Vengo da molte generazioni di agricoltori: questo aspetto non mi può sfuggire.
Solo la costanza dei comportamenti produce risultati. Le cose buone fatte saltuariamente servono poco. Su noi italiani pende il sospetto metodico dell'inaffidabilità. Siamo i campioni mondiali del bel gesto, che richiede generosità e teatralità. Siamo meno bravi nei buoni comportamenti, che impongono metodo e coerenza.
Il talento non basta: occorre tenacia. Tra una persona talentuosa senza tenacia e un'altra tenace, ma senza talento, sarà quest'ultima a ottenere i risultati migliori.

3 TEMPISMO - Siate pronti 
Talento e tenacia non sono sufficienti, bisogna possedere il senso del tempo. La consapevolezza che le cose cambiano, e noi cambiamo con le cose. I californiani Byrds ( Turn! Turn! Turn! ), l'argentina Mercedes Sosa ( Todo cambia ) e il greco Eraclito ( Sulla natura ), in fondo, ci dicono la stessa cosa. 
Non si scende mai due volte nello stesso fiume;
nulla è perenne, tranne il cambiamento.
Il mutamento dev'essere visto come un'opportunità, non una fonte d'ansia. Il tempismo - la capacità di cogliere il momento - è una qualità; l'opportunismo, un difetto. Il tempismo è la virtù di chi guarda il mondo che gli gira intorno, e trova l'attimo e il modo per salire a bordo. L'opportunismo è il vizio di chi pretende il turno, e non si diverte nemmeno.
La scaramanzia è stupida, ma le coincidenze sono stupende. Poiché giochiamo con le T, quindi, ricordate i Treni che Transitano. C'è chi li prende in corsa, e chi non li vede nemmeno se si fermano davanti e spalancano le porte. Per rimanere a bordo, poi, occorre essere buoni passeggeri. Anzi, passeggeri utili. Quando l'occasione arriva, bisogna farsi trovare pronti. Conoscere una tecnica, una disciplina, un'arte, un meccanismo, un mezzo, uno strumento, una lingua: tutto serve, e qualcosa si rivelerà indispensabile. Tecnica e perizia sono vocaboli desueti; ma saper fare le cose, al momento giusto, non passerà mai di moda.

4 TOLLERANZA - Siate elastici 
Quante volte usiamo espressioni come «assolutamente sì», «sicuramente», «senza dubbio»? Troppe, probabilmente. Coltivate le sfumature, tollerate l'imperfezione, modificate gli obiettivi. Quando i fatti cambiano, è sciocco non cambiare opinione. Ha scritto il poeta Valerio Magrelli: «Talvolta bisogna saper scegliere il bersaglio dopo il tiro». 
Accettate i compromessi: ma non tutti e non sempre. Talvolta sono l'unica alternativa al conflitto. Ma devono essere decorosi. Vi chiederete: qual è il metro di giudizio? Semplice: se diventassero pubblici, non devono mettervi in imbarazzo. Ecco perché i compromessi della politica - pensate a certe nomine e a certi accordi - sono spesso sbagliati: perché sono irriferibili. 
La tolleranza è come il vino: un po' fa bene, troppa è dannosa. Un eccesso che ha indebolito l'Italia, e rischia ancora oggi di portarci a fondo. L'indulgenza riservata agli amici, la severità invocata per gli avversari, l'abitudine a considerare fisiologici comportamenti patologici. Il mondo dell'università e del lavoro sono pieni di brutte abitudini, accettate silenziosamente, quasi per stanchezza. Quando il malcostume viene reso pubblico, si passa dalla rassegnazione all'indignazione. Ma passa in fretta anche quella. Costa fatica.

5 TOTEM - Siate leali 
Alzate un totem, e restategli fedeli. 
Stabilite le vostre regole: non si ruba, non si mente, non si imbroglia: l'elenco non è poi così lungo. Non spetta a un libro - di sicuro non a questo - decidere quante e quali regole: l'importante è averne, e rispettarle. Diffidate di chi s'appella all'etica e si fa scudo con la religione: guardate cosa fa, non cosa dice di voler fare. «Il fine giustifica i mezzi» può essere un (imperfetto) riassunto del pensiero di Niccolò Machiavelli. Di sicuro, Gesù Cristo non l'ha mai detto.
L'Italia non cambierà finché migliaia di voi, italiani di domani, non verranno da migliaia di noi - i vostri padri e le vostre madri, i vostri datori di lavoro, i vostri superiori - a dire: «Così non si fa». Un figlio che entra in una stanza, si chiude la porta alle spalle e pronuncia queste quattro parole vale più di qualsiasi magistrato, carabiniere, finanziere, consulente, editorialista e confessore.
Il peccato più grave è convincervi dell'inutilità dell'onestà.

6 TENEREZZA - Siate morbidi
Perfino gli economisti, introducendo il concetto di GNH ( Gross National Happiness , felicità interna lorda), hanno capito che il benessere non si riduce ai numeri. Il benessere collettivo dipende da molti altri fattori, che si possono riassumere nel concetto di qualità della vita. Un'area dove noi italiani godiamo di molte fortune (storiche, geografiche, climatiche, artistiche, alimentari e caratteriali). Sembrano essere gli stranieri, tuttavia, a capirlo più in fretta.

7 TERRA - Siate aperti
Gli intolleranti, spesso, sono soltanto ignoranti. Non dispongono di termini di paragone, giudicano il mondo chiusi nel loro angolo. La possibilità di confronto è una ricchezza, una gioia e una fortuna. Insegna la prospettiva, i modelli e le relazioni. Essere aperti è un vantaggio; e non costringe a dimenticare le proprie origini, come pensa qualcuno.
David Brooks, celebre columnist del «New York Times», ha assistito a un concerto di Bruce Springsteen a Madrid e si è stupito di trovarsi fra migliaia di giovani spagnoli che gridavano « Born in the USA! ». Poi ha capito. Il successo internazionale di Springsteen dipende dalla capacità di ricordare sempre chi è, da dove viene, cosa lo ha formato e lo ha ispirato. I ragazzi, le strade e le notti del New Jersey sono universali perché il Boss è rimasto un prodotto locale. Potremmo dire, se l'espressione non fosse abusata: non ha perso le proprie radici. 
Vale per lui, vale per voi, vale per tutti. Se siete attirati dal mare aperto del mondo, andate. Partite. Scappate. Ma ricordate che una nazione, una regione, una città, un quartiere, una scuola, un'associazione, un gruppo di amici e una famiglia sono il porto da cui siete partiti; e dove, magari, tornerete. Anche nomadi e marinai hanno patria.

8 TESTA - Siate ottimisti
I motivi per essere pessimisti ci sono sempre. Anche quelli per essere ottimisti. È una questione di atteggiamento. Anzi, di testa. Guardate la storia recente: i vostri nonni, bene o male, hanno ricostruito l'Italia; ma i vostri genitori - la mia generazione - non hanno agito con altrettanta lungimiranza. Abbiamo arredato il Paese per starci comodi, senza pensare al futuro e senza badare a spese. La fattura, adesso, è nelle vostre mani. 
Motivo per essere ansiosi, irritati e delusi? Certamente. Ma ansia, irritazione e delusione non portano lontano. Un consiglio, quindi, che è anche una preghiera: siate indulgenti, e tirate diritto. Se vogliamo restare all'allegoria marinara del passaggio precedente: le recriminazioni sono àncore nella sabbia, impediscono di prendere il largo. Le generazioni (gli imperi, le nazioni, i governi, le aziende, le famiglie, le coppie) si perdono per sufficienza, mollezza e cattive abitudini. Non a causa delle tempeste. Questa non è una giustificazione per noi, ma potrebbe essere una (piccola) consolazione per voi.
Portate talento, tenacia, tempismo e tolleranza in ciò che fate. Difendete i vostri ideali, guardate la vita con ironia, non dimenticate chi siete e da dove venite. Portate per il mondo quel «sentimento italiano senza nome» (Goffredo Parise) che ci rende speciali.
Soprattutto, non diventate cinici. I protagonisti delle moderne tristezze italiane, trent'anni fa, erano come voi: terminavano gli studi, iniziavano a lavorare, annusavano il futuro, avevano la luce negli occhi. Allora volevano cambiare il mondo. Oggi, al massimo, l'automobile. Se è di servizio, meglio.
Ripeto: voi non potete sognare, voi dovete farlo. Questo è l'unico ordine. Gli altri erano solo consigli.



sabato 6 ottobre 2012

Poi, lasciami andare e basta



I don't like walking around this old and empty house
So hold my hand, I'll walk with you my dear
The stairs creak as I sleep, it's keeping me awake
It's the house telling you to close your eyes
...
Though the truth may vary
This ship will carry
Our bodies safe to shore 
You're gone gone gone away
I watched you disappear
All that's left is a ghost of you
Now we're torn torn torn apart
There's nothing we can do
Just let me go we'll meet again soon
Now wait wait wait for me
Please hang around
I'll see you when I fall asleep




a tutto volume
salta
rincorrimi
e amami.

Poi,
lasciami andare e basta.


  

venerdì 5 ottobre 2012

A fare un altro mondo




" L'ho incontrato che camminava ridendo 
allora gli ho chiesto dove andasse:

'A fare un altro mondo', mi ha risposto, e rideva, rideva
eravamo in migliaia e nessuno ci vedeva, mentre ridevamo insieme e
camminavamo da soli per fare un nuovo mondo " .

- Paolo Menghi, Zone di silenzio -



lunedì 1 ottobre 2012

A domani, Ale.



Il Duomo di Verona oggi è pieno. Il solo rumore è il fruscio di mani che abbracciano e accarezzano schiene. Ale è lì, e lo so che ci sta guardando tutti. E magari vorrebbe che twittassimo qualcosa lì all'istante, giusto per essere sempre sulla notizia, come piace a lui. Non mancheremo, promesso. Qui arriva il mio, di saluto, perché questo è il solo modo che conosco per farlo. E perché so che lui può ascoltare e magari anche leggere, perché lassù l'iPhone 5 ce l'avranno di sicuro, hai voglia. Oggi in Duomo ci sono sguardi che mirano all'infinito dietro occhiali scuri, ci sono cuori raggrinziti che fanno fatica a battere, ci sono polmoni che non riescono quasi più a respirare. Il destino si è preso un nostro amico ed io mi reggo a fatica su queste ginocchia che hanno finto di ballare i giorni scorsi. Il Duomo oggi è pieno. Di storie. Ci sono le storie di Edo, che con voce serena ci dice di star tranquilli, perché suo fratello ha fatto un buon lavoro e gli ha insegnato a crescere affrontando doveri e dispiaceri. Ci sono storie di amicizia, di quella vera, storie di professionalità e storie di amori finiti. Oggi in Duomo mi sento sospesa, come in una bolla dove non esistono né tempo né pensieri, ma solo carezze e fruscii di mani. Le mie lacrime di rabbia mi fanno respirare a fatica. Quando il destino ti ride così in faccia io, Ale, come faccio a non arrabbiarmi?
“Sappi che io non mi arrabbierò mai con te, perché arrabbiarsi fa male al cuore” era questo che mi aveva detto in uno dei rari momenti confidenziali. Rari perché Ale stava in silenzio e bofonchiava solo per raccontarti della grande Hellas del giorno prima o criticare quel cane del giornalista dell'Arena che scrive cazzate. Lui era uno di quelli buoni davvero, mano sul fuoco. Di quelli che ti fanno vedere solo la scorza della vita che li ha incisi, e non ti dicono che dentro sono morbidi come la crema pasticcera di Flego, preferiscono fartelo scoprire lavorando spalla spalla per ore e giorni. Forse aveva ragione lui, non vale la pena arrabbiarsi, perché si potrebbe perdere l'intensità di questa canzone dei suoi Sigur Ròs che mi suona nella testa da quando ho ricevuto quella telefonata.

Esco dal Duomo e alle lacrime si sostituisce una serenità che non mi aspettavo. Una passeggiata sotto una pioggia leggera, affianco a spalle che sono porto sicuro, si respira la prima aria d'autunno. Oggi anche il cielo piange, ma poi il sole arriva, e scalderà, devi solo avere pazienza di aspettarlo.

“Ale, chiudi tu? Ricordati la luce in angolo per piacere, altrimenti Andre me la mena”
“Non preoccuparti, vai a casa e riposati”
“A domani, Ale”
“A domani, Agne”.

A domani, Ale.  


giovedì 27 settembre 2012

Azzeramento



Ero in macchina. Sopra la mia testa scendeva il diluvio. Di quelli che il livello tre dei tuoi tergicristalli non basta. In radio passava la canzonettante “no signora no” del Biagione nazionale o l'ultima di quella soda culona della Lopez, non importa, era comunque qualcosa che non centrava un cazzo con quel tempaccio da lupi che ti ricorda che la tua amata estate è, concettualmente e fisicamente, finita. E non basta la collezione P/E 2013 di Dolce&Gabbana, dannatamente bella, per assicurarti che l'estate tornerà.
Un anno fa prendevo un aperitivo, ora stavo andando a prendere un aperitivo. Un orologio che fa talmente tanto rumore da non lasciar tempo alla tua mente di ricordare gli attimi. Impegni da incastrare e scalette da organizzare. Vestiti da cucire e cinghiette da allacciare. Animi da controllare e karma da accettare. Un anno fa ero punto e a capo, ora sono punto e a capo.
Avrei voluto che quella pioggia portasse via anche tutti i miei pensieri. Azzeramento. Di colpo, tutto bianco. Tutto da riscrivere.
La tua amica si sposa, ed è ciò che più desiderava in vita. E tu cerchi invano la forza di essere felice per lei, con scarsi risultati. Fai shopping con tua madre in un centro commerciale. Dico, in un centro commerciale?? L'unica soddisfazione è tornare a casa con un reggiseno nuovo. I tuoi capelli biondi si scuriscono improvvisamente e di colpo, ti ritrovi a piangere in quella macchina.
Il tempo corre più veloce di te, mentre tu sei impegnata in situazioni pratiche da sbrogliare e un sonno tranquillo da riguadagnare.
Ti rendi conto che devi, in una sola parola, ripartire. Non suona come consiglio, ma più come una legge scritta su pietra, alla vecchia maniera. Muovere le chiappe, scrivere pagine e pagine e leccare le ferite. Perchè semplicemente ci sono notti che non accadono mai -diceva Alda Merini – e mentre le aspetti, la vita ti cade in testa, come quella pioggia.
Io ho solo voglia di ballare. Colonna sonora: Shoop Shoop Song di Aretha Franklin. E Bye bye pensieri. Almeno per oggi. Buonanotte signori. 
a. 

mercoledì 19 settembre 2012

La generazione senza macchina


( Shirin Neshat )

Oggi la piccola mia ha compiuto sei anni. Che fa tanto affermazione da diario della zia zitella, ma è pretesto per il dopo, chiaro. Festina di compleanno con torte a due piani perfettamente riuscite, tutti felici e con la pancia piena. Si gioca, la zia fa maschere di animali per tutti e sente che un pezzo della sua casa è lì. Tutto bene fin lì, poi alza lo sguardo. Da una parte villette a schiera di colori pastello, dall'altra mamme che parlano dell'ultimo centro estetico aperto in paese. È la classica giornata che inizia col sole e finisce con le tenebre dei tuoi pensieri. Soffocare. Non serve aggiungere altro. Dove si spinge il sogno umano se attorno a me vedo un futuro di villette a schiera, barboncini dal pelo sempre troppo sporco e una sedia per i tuoi prossimi dieci anni che chiamerai ufficio? Io non ci sto. Ma non vedo oltre le tenebre, stasera. Tutto mi dice che per continuare a ballare devo mantenermi nel recinto: la nonna, la televisione, i giornali. Pane e desideri non bastano più. Mi tremano le gambe. Quando anche le certezze cominciano a vacillare ti accorgi che è il momento di cambiare. Prospettiva.

“ Erano uomini splendidi, benchè di natura un po' schiva, poco portati a vivere in armonia col mondo, orgogliosi; però credevano in qualcosa: nell'onore, nelle virtù virili, nel silenzio, nella solitudine, nella parola data, e anche nelle donne. E quando subivano una delusione, si rifugiavano nel silenzio. ”
(Sàndor Màrai, Le braci)

Ora serve rigore. E silenzio. Le bastonate arrivano da ogni lato. La generazione senza futuro e senza una macchina, da potersi permettere, siamo noi e non è difficile crederlo. Mi sforzo, mi rinchiudo in quel rigore per raggiungere quell'obiettivo. Per crearmi i miei mezzi. Un aeroplano di carta e una parola che attrae. E volare via da qui. È difficile vivere in un mondo che ti sa dare solo relazioni estemporanee, lavori estemporanei, dimore estemporanee. Poi mi chiedete come mai non vorrei tornare? Là la felicità è essere a cena con altre cinquanta anime che hanno cento storie da raccontare, qui rincorrere con la macchina una compagnia che durerà l'ora di un aperitivo. Questo vi basti. Soffocare. La mia felicità, stasera, sembra non essere dietro la porta gialla. Mi impongo un silenzio, onorevole e pieno di possibilità.  


giovedì 13 settembre 2012

Sposta il camper, ADESSO! #MatteoRenzi2012


Lui è abbastanza irriverente, abbastanza oratore, abbastanza compiaciuto della sua parola e del suo cervello, da piacermi il giusto. Sto parlando di Matteo Renzi, quel ragazzotto che dalla curva della Fiorentina gioca a fare il segretario di partito. È partita oggi dalla mia Verona la sua campagna elettorale di candidatura alle primarie del Partito Democratico ed io ero lì ad ascoltarlo. Intenzionato a girare tutte le 108 tappe stabilite, fra province e comuni, si arma della sua ammaliante parlata e con i suoi compagni di viaggio parte su quel camper che fa tanto turista tedesco. Alla faccia di chi si prende gioco dei camperisti. Bello. Signori, stiamo parlando pur sempre di politica, e politica rimane, ma lo zucchero renziano addolcisce quella patacca di realtà in cui ci troviamo a vivere. Parla di sogni, parla di amici, di un futuro chiamato Europa e fa sentire i tuoi 25 anni non così fuori posto in quella sala piena di ufficialità. “Siamo qui a puntare il compasso sui 25 anni appena trascorsi e girarlo dall'altra parte”. Mi sento quasi vecchia, è ora di darsi una mossa e riempire di rivoluzioni la propria vita. Mette forza questo Renzi che ammalia. Sembra gli venga tutto da lì, dalla pancia, non perde una battuta, una pausa al punto giusto, fa centro il nostro Renzi. Di sicuro avrebbe fatto l'attore, da grande. Ma è bravo, anche nella testa. “Noi non veniamo dal pianeta delle chiacchiere” - dice, ma è impreciso. Perché noi sì che veniamo da quel pianeta costellato di cinguettii e condivisioni fotografiche, il segreto sta nel girare il tutto a nostro favore, e far diventare quelle chiacchiere strumento per una potente realtà. I confronti generazionali sono ancor più divertenti quando torno a casa dove la battaglia discorsiva si accende tra il babbo (mio) bersaniano e la bionda figlioccia renziana. L'importante è lasciare sempre aperte le domande, mi ha insegnato qualcuno. Non è tutto oro quel che luccica, lo sappiamo bene, certo che il nostro Renzi tira a segno e ci affascina ancora una volta con il richiamo della lettera a testamento di Ambrosoli. Bravo.

Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa”.



mercoledì 12 settembre 2012

Ritorno a settembre.



( questa vi basta come foto da settembremalinconia ? )


Questa mattina ho accompagnato quello splendore della mia nipotina di fronte alla sua nuova scuola. Il suo primo giorno di scuola. Cielo grigio, odore di afa non ancora bagnata, mamme semi indaffarate abbigliate da ufficio, uno di quei tipici giorni da catalogare come, appunto, primo giorno di scuola medio in cui ti accorgi che qualcosa sta iniziando. E qualcosa è già alle tue spalle. Se non fosse per la radio che trasmette ancora le hits che hai ballato (mezza) ubriaca sulla spiaggia per tutta l'estate, ti sembrerebbe di stare nello stesso mondo. Ma ogni anno, al contrario di ogni smemorata aspettativa, settembre ti cade sulla testa come una secchiata d'acqua dal quarto piano. Lo sguardo è assente come il più stupido borghese barboncino, boccheggi per il caldo cittadino a cui puntualmente non sei abituata, ti trascini i tic nervosi del più classico nervosismo da rientro, ti annusi la pelle cercando l'odore di sale, degli sguardi e dei baci che ti hanno sfiorato. Ho letto che per affrontare settembre qualcuno consiglia di aggrapparsi a qualcosa: “una promessa, un imperativo, un progetto, un cambiamento, un sogno. Per trovare la forza di rimettermi le calze, o almeno le scarpe” (sante parole). Ottimo, non c'è piano migliore, anche perché è quello che hai sempre fatto: indaffararti l'esistenza cercando qualche forma di salvezza per il rigido inverno (nemmeno fossi un orso). Poi c'è una cosa di cui bisogna, invece, disfarsi: dell'improbabilità che caratterizza le relazioni che strascicano verso settembre (sempre le sante parole). Non sto parlando dei pluri-rotolamenti notturni da spiaggia, o almeno non solo di quelli, ma anche dei legami stretti con troppa intensità durante il periodo estivo in questione. Le promesse che non dureranno e la preziosità di quegli istanti vanno salvaguardati con il più bel ricordo di cui sei capace, con la giusta malinconia e senza innescarti in quei meccanismi twitteriani e facebookkiani a te così cari. Perché poi, puntualmente, ritorneranno il prossimo anno come se nemmeno un secondo fosse passato. Dicono, poi, che nella vita ci siano sempre due versioni della stessa storia, dello stesso racconto o ricordo. Ma, forse, da dove vengo io, ce ne sono anche tre o quattro, di versioni. Di racconti, storie e ricordi sfioriamo il trilione. E non è detto che la tua, di versione, sia quella corretta. Anzi, il più delle volte è quella totalmente cannata. Il che contribuisce al caos interno ed esterno in cui ti ritrovi a settembre. Tutto chiaro, no? Forse, solamente, non mi ricordo più come ci si innamora, di persone e di luoghi. E l'epica condizione del vorrei-ma-non-posso mi tiene lontana da ferite (che non siano sotto i piedi) non richieste. Io, nel dubbio, continuo a ballare. Con tutti i capelli sul viso. E non m'importa se talvolta concedo giorni di ferie al mio cervello e ritorno ad avere i diciottanni che non ho mai avuto. È bellissimo.


difficile spiegare / è difficile capire se non hai capito già
(Vedi cara, Francesco Guccini)



mercoledì 22 agosto 2012

IL RITMO DELLA VITA





Ogni volta la stessa storia. Una vita di incontri in mare e sguardi notturni. I bei vestiti dimenticati nell’armadio e acqua salata in gola. Non c’è nemmeno più bisogno di condire l’insalata. È lo sguardo sul mondo che cambia e ti rende la persona che sogni di diventare. Io la vita la prendo così. Dove le pause sono respiro e la quotidianità invernale un sonno perpetuo. È il mio callo. Questa è casa mia. Vado per restare, parto per tornare. Ogni volta la stessa storia, di quel vento come medicina. Sono i tagli sotto i piedi che ti rendono più bella, sono le ore per mare che ti insegnano a affrontare la vita con la pancia. È già malinconia. È l’estate che non finisce, ma già vive di ricordi. I calli sulle mani sono abbastanza duri, l’abbronzatura da giubbetto è abbastanza impressa come inchiostro, i tagli sotto i piedi sono abbastanza taglienti da restare ancora per qualche mese. È, quasi, ora di tornare. È una storia di pancia e problemi non affrontati. C’è chi ti insegna che le barche hanno un’anima e il nano che ti abbraccia quando hai la giornata storta. C’è chi ti toglie la spina di riccio sotto il piede e chi, per quel sentiero dove non passa nessuno con qualche birra di troppo, ha un sorriso per te. Di quelli che partono da dentro. E poi c’è  chi quella mattina doveva perdere l’aereo. Perché sotto questo cielo di Sardegna, dove ci sono tutte le stelle che non hai mai visto, poteva scrivere moltissime altre storie. È questo mare che scandisce il ritmo della vita. Un po’come il reggae. Lascerò, alla mia maniera, decidere al mare. 



martedì 10 luglio 2012

decide il vento. passo e chiudo.


L'HO RIFATTO.
SCUSATEMI.
SCAPPO.
DECIDE IL VENTO,
d'altronte (sempre lui).
(ma questa volta vi aggiornerò)

(vostra) bionda



lunedì 9 luglio 2012

Collezionatevi.




Forse voi credete di essere dei maniaci compulsivi nella ricerca del letto perfetto, nella ricerca dell’abito perfetto, ma non lo siete. Vi state solo concentrando sul particolare e costruendo la vostra visione del mondo. I miei genitori hanno delle gambe del letto fatte con dei libri: gambe diverse da comparare o cultura casalinga? leggere-con-i-piedi o tocco di design? è la prospettiva sul mondo che cambia il tuo mondo. 
C’è tempo per guardare il quadro generale, meglio, per ora, riempire la vita di pezzettini. Pezzettini di pane, di persone, di passioni. Ricamate la vostra vita come farebbe il miglior sarto di costumi del carnevale veneziano. Ricamatela con quante più sfumature potete. Fissatevi sulla scelta del letto, ma poi fissatevi sulle tagliatelle al ragù, passando per un libro o un blog. Trovate il letto perfetto, e poi dormite in un’altra casa. Trovate l’abito perfetto, e poi passate le serate in tuta sul divano. 
Vedrete il mondo con un paio di occhiali, poi è semplice, basta cambiare occhiali. 
Cambiare il punto di vista, tutto qui.
Il rischio dispersione e non conclusione è molto alto, si sa, ma quel quadro generale per ora è lontano. 
Meglio collezionare, per ora, quei pezzettini del puzzle, uno ad uno, con attenzione, rigore e pazienza.
Non c’è tempo per tutto, ma c’è tempo per ogni cosa. 
Anche di credere agli oroscopi, che talvolta sono davvero lo specchio più limpido di te.  



Il tentativo si sospende subito, se si insistesse non sarebbe più un tentativo.
La visione apparsa deve svanire, altrimenti sarebbe realtà.
La via non è obbligatorio seguirla tutta, è abbastanza averla registrata sul navigatore. 
Il sogno e il gioco s’intersecano.
Nuovo modo di impaginare i sentimenti.
Fate volare i fogli.
- Decide il vento -
Le lettere si sciolgono e si ammorbidiscono, a contatto con l’acqua.
Senza alcuna drammaticità. 
Ma mai dimenticare la strada di casa.
Ciò che precede e segue è piacevole discontinuità.

(Cancro)





sabato 23 giugno 2012

Tieni sempre conto del cambio di variabile




si dice che la cosa migliore di Las Vegas è che lì puoi diventare quello che vuoi
si dice che ognuno debba cercare la sua Las Vegas.

Perché non si nega a nessuno di diventare ciò che vuole
è un po’ come il dito nel barattolo di nutella, prima o poi ci arrivi ad infilarlo
è una questione di punti di vista
dove eri, dove sei, dove vuoi arrivare
fai i tuoi conti e poi rimescola le carte
altrimenti ci penserà qualcun altro a farlo per te
è la legge del gol che non ti aspetti,
ma che arriva sempre.
Ma non smetterai di pensare alle merende notturne.
Non perderti di vista
puoi diventare ballerina e astronauta
non c’è semaforo che tenga al desiderio che esprimi.
Solo, tieni sempre conto del cambio di variabile
e del dito nel barattolo.
Pulisciti le mani che poi appiccicano,
e gioca ad armi pari con la vita.



martedì 19 giugno 2012

DIARIO DI VIAGGIO / Segui il vento.



C’è un momento quando sei lì in mezzo al mare che è tutto. Mare da una parte, mare dall’altra, forse intravedi la costa, un pezzo di legno che galleggia e arriva da chissà dove e da chissà che cosa. Vento fresco che parla di estate. Quel momento è. Tutto. Il momento in cui non t’importa in che letto dormirai la sera, non t’importa del malumore che tanto ti preoccupava pochi giorni prima, non t’importa di ogni goccia di quella quotidianità che tanto ti sei conquistato con tanto impegno. Perché in quel momento tutto è perfetto. Nulla ha importanza se non quel mare che ha rubato il tuo cuore. È giunta l’ora di mollare gli ormeggi, bionda. Come quei coraggiosi marinai, senza patria, con moltissima gloria. È ora di lasciare un cuore in ogni porto e una musica in ogni bacio. È ora di respirare. Perchè senza di te mi devo accontentare del mondo. Ti si sta spaccando tutto tra le mani, bionda. Insegui, ma non sai bene cosa. Scappi, ma non sai bene da dove. Forse solo dalla vita. C’è un solo posto in cui vorresti essere. In mezzo a quel mare. Segui il vento, è lì che devi andare.









(Pasqua 2012 Isola d'Elba)




lunedì 11 giugno 2012

GENERAZIONE CLASSICO, GENERAZIONE MAFFEI.

(credits: Cesare Ambrogi)



Centurioni, da far arrossire quelli (professionali o posticci) di fronte al Colosseo,
poeti con il capo cinto d’alloro che mescolano classiche citazioni a forme dialettali 
in prose linguistiche twitteggianti,
oratori di chiostri con lenzuola rubate al corredo matrimoniale della mamma e prosecchi nella destra.
Siamo in un normale (ultimo) giorno di scuola di un Liceo classico.
Loro sono (e noi fummo) i liceali classe terza, 
conosciuti anche come maturandi.
Volano uova, si riempiono palloncini d’acqua (e di farina) misto lacrime nascoste.
Si decantano fraseggi ciceroniani in slang giovane barra veronese barra veronesiano.

Non c’è ragion che tenga, la fine del Liceo rimane
questione epica.

Se poi hai fatto il Maffei (che non sarà il Berchet di Milano, ma è, punto) 
uscire da quel Liceo è un po’ come quel “e quindi uscimmo a riveder le stelle” come scrisse,
prima il signor D. affaticato da cotanti scalini infernali,
poi qualcuno di conoscenza stretta su un telone 4x4 appeso nel chiostro veronese 
al suo ultimo ultimo giorno di Liceo.
La maturità arriva puntuale anche quest’anno,
passaggio di vita e di epoca.
Chi non va fiero di quegli anni, 
si astenga dal momento malinconia.


#generazione classico
#generazione maffei.